Da poco si sono concluse le elezioni in Gran Bretagna e la vittoria, nei numeri, è dei Conservatori guidati da Theresa May. Nonostante l’emorragia di voti, i Tories hanno ricevuto il 42% dei consensi risultando il partito più suffragato, ma dallo scenario politico è scomparso l’UKIP che si è distinto nel referendum sulla Brexit per le posizioni antieuropeiste e nazionaliste; ha subito un grosso calo lo Scottish National Party che ora vede allontanarsi le speranze di una consultazione referendaria per l’indipendenza della Scozia.

Gli unici partiti che hanno registrato un aumento dei consensi e dei seggi nella House of Commons sono stati lo Sinn Fein e il Labour Party guidato da Jeremy Corbin.
Dato per spacciato qualche mese fa, il leader dei Laburisti è riuscito con una campagna elettorale fantastica a recuperare consensi e a convincere circa tredici milioni di suoi connazionali a votare per il suo partito. La domanda sorge spontanea: come ci sarà riuscito?

La risposta è altrettanto naturale: grazie ad un programma apertamente di sinistra. Sin dall’inizio, non si è mai vergognato di parlare di disuguaglianze sociali, di criticare apertamente l’austerità e i tagli alla spesa pubblica che stanno ampliando la forbice tra i ricchi (che si arricchiscono sempre di più) e i cosiddetti poveri (che si impoveriscono sempre di più). Nel programma c’erano: estensione del diritto all’aborto anche in Irlanda del Nord, fine dello scandalo dei contratti a zero ore, protezione delle pensioni agganciate all’inflazione, cancellazione delle tasse universitarie, taglio ai salari siderali dei top manager, nazionalizzazione di ferrovie, energia elettrica, acqua e poste, sostegno incondizionato alla sanità pubblica, più poliziotti e vigili del fuoco per rimediare ai tagli dell’austerity, reintroduzioni di fasce di sussidi alle famiglie.

Ha rotto con la Terza Via blairiana e ha avuto ragione. Certo, non ha vinto le elezioni, ma ha ottenuto il risultato migliore dei Labours dal 1997 in termini percentuali e ha riportato speranza tra gli under 35, tra i lavoratori e tra tutti gli appartenenti a quelle categorie sociali vessate dall’austerity.

Questo dimostra che non è vero che per avere successo la Sinistra, quella che in Italia si dice erede del PCI, di Berlinguer e della tradizione comunista, debba spostarsi verso il centro ed inseguire la Destra, quella di Salvini, di Berlusconi e, ancor peggio, della Meloni. La Sinistra deve fare la Sinistra, avere un programma chiaro per nulla utopico, deve stare dalla parte degli emarginati, dei più deboli, di coloro che sono tagliati fuori da questa spirale di austerità e di tagli alla spesa pubblica. Insomma deve essere “per i tanti e non per i pochi” altrimenti perde e anche sonoramente.

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