Il sorriso stampato sul volto e la consapevolezza delle responsabilità derivanti dal suo ruolo. Sono i tratti caratteristici di Don Ugo Rega, 38 anni, originario di Borgo Incoronata. Da meno di un anno ha ricevuto un incarico particolare che lo ha riportato nei luoghi dove è cresciuto. Lo scorso Settembre, Monsignor Pelvi gli ha affidato la direzione della Comunità del Santuario dell’Incoronata, spiazzando tutti, in primis il prescelto. Don Ugo, nonostante sia stato parecchio lontano da casa, è un degno rappresentante della “foggianità” e dimostra la sua giovane età non solo nei tratti somatici ma anche nel modo di pensare. Si è diplomato al Liceo Classico Lanza e per anni si è speso in favore della causa dei disabili e degli anziani, attraverso la fondazione Don Luigi Orione. Il suo cammino vocazionale è iniziato in Abruzzo dove, contemporaneamente all’instancabile attività di volontariato, ha continuato il suo percorso di studi presso il seminario di Chieti. Per molti anni, la Capitale d’Italia è stata la casa di Don Ugo. A Roma a studiato Teologia negli Istituti dei padri Salesiani fino al 2008, anno della sua ordinazione al sacerdozio. Le sue prime esperienze di parrocato lo hanno condotto oltre lo Stretto, in una parrocchia di Messina, prima della chiamata che gli ha cambiato la vita e che lo ha ricondotto, questa volta da protagonista, nel Santuario a pochi passi da Foggia. Segue un’intervista attraverso la quale abbiamo provato a conoscerlo meglio, facendo anche il punto sulla situazione del Santuario.

Come ha trovato il Santuario all’indomani del suo insediamento nel ruolo di rettore?
Per me è stato come fare un “tuffo nel cuore”. A questi luoghi ci sono molto legato, poiché da bambino ho frequentato la Scuola Media proprio nei locali del Santuario, quando era ancora presente l’Istituto di Istruzione. Non nascondo che questo incarico un po’ mi spaventa, se penso agli illustri parroci che mi hanno preceduto. Nel mio primo discorso pubblico da direttore della Comunità, ho affermato di non avere grandi competenze teologiche o titoli da mostrare. Ma spero di contraddistinguermi per altre qualità, spendendomi per gli ultimi, con il volontariato in favore delle fasce più deboli, come ho sempre fatto. In relazione al Santuario, la mia analisi non può non dipendere dalla forte componente emotiva che mi relaziona a questi posti. Ho trovato una comunità di religiosi che sa fare gruppo e che mi sta aiutando a gestire tutto al meglio. Questa cooperazione sarà fondamentale per i prossimi tre anni di direzione che mi aspettano, durante i quali cercherò di proporre quello che sono e quello che mi contraddistingue, niente di più.

Come vi state organizzando per la festività della Madonna dell’Incoronata, in programma per la settimana prossima?
Come in tutte le tradizioni, anche per quelle religiose, è importante non stravolgerne i tratti distintivi, cercando comunque di migliorare alcuni aspetti specifici. Anche quest’anno ci sarà la classica vestizione e la Cavalcata degli Angeli alla presenza di tutti i fedeli. A differenza degli altri anni, la Madonna sarà trasportata direttamente dalla nicchia dove è sistemata solitamente, fino al luogo dove sarà adornata e omaggiata dai fedeli. In questo modo abbiamo cercato di avvicinare il più possibile il simulacro alla gente, per far avvertire ancora di più la prossimità della Vergine Maria. Nel frattempo, nell’arco di questo mese, ci siamo spostati parecchio sul territorio per coinvolgere tutti i parroci delle comunità dove il culto è più sentito. Abbiamo avuto un buon riscontro soprattutto dalle parrocchie dei Monti Dauni e dei Cinque Reali Siti, le quali, hanno animato le celebrazioni eucaristiche del Santuario nelle scorse settimane. E’ importante attivarci in questo senso perché attraverso i parroci riusciamo a coinvolgere i fedeli dei paesi più distanti

E’ ancora molto sentito il culto della Madonna dell’Incoronata o sta lentamente scomparendo?
E’ innegabile che non ci sia più l’attenzione e la devozione di una volta. Ma per fortuna il nostro Santuario gode della “luce riflessa” di altri importanti centri di pellegrinaggio che sono nel circondario. Per quanto riguarda le domeniche ordinarie riusciamo ad accogliere dai 5000 ai 6000 fedeli, mentre durante il mese di aprile queste cifre raddoppiano. Nel corso degli anni c’è stato un leggero calo delle visite e forse l’ultimo evento forte che abbiamo vissuto è stata la ricorrenza del millenario dall’apparizione della Madonna, nel 2001. La spiegazione di questo decremento va ricercata nel cambiamento dello stile di vita delle persone. Oggi i fedeli sono perlopiù anziani che conservano una tradizione. Per questo motivo, durante la mia direzione, ci stiamo ponendo il problema di come “intercettare” le nuove generazioni. Nei lunedì di “Pasquetta” ci sono tanti ragazzi che affollano il vicino bosco, disinteressandosi del Santuario. Cercheremo di capire come poterli coinvolgere. Ma a prescindere da ciò la devozione verso la Madonna è ancora molto viva in in gran parte della Capitanata. Da Foggia invece non c’è un’attenzione tale come quella che registriamo nei centri del Basso Tavoliere e del subappennino, probabilmente perché gli abitanti della città preferiscono la comodità e non si spostano più di tanto verso il Borgo. Questo per quanto riguarda i fedeli, mentre le autorità religiose della curia, si sono sempre attivate tantissimo per il bene del Santuario, penso soprattutto al vescovo della Diocesi di Foggia – Bovino.

In riferimento al contesto politico-sociale, quale ritiene che sia il problema più grave per la Provincia di Foggia?

Dal mio punto di vista, ritengo che la questione del lavoro debba essere al centro di qualsiasi programma politico locale. All’interno del Santuario lavorano a tempo pieno 10 persone che ne avevano necessità. Nel frattempo però sono in aumento le richieste di disoccupati che si affidano alla nostra Comunità per cercare un lavoro. Naturalmente non riusciamo a soddisfare queste richieste anche se facciamo il possibile per rimediare alle situazioni più delicate. D’altra parte ritengo che la lotta alla criminalità organizzata, ma anche alla microcriminalità, costituisca un altro punto importante. Per combattere tutto ciò serve una certezza della pena, accompagnata dalla dovuta Misericordia cristiana. Più volte, qui al Santuario, siamo stati presi di mira da alcuni malviventi che hanno sottratto degli oggetti preziosi che adornavano il simulacro della Madonna e non molto tempo fa un nostro caro confratello è stato aggredito e derubato in casa sua. Per scongiurare eventi di questo tipo, da quando mi sono insediato, ho preso parte a dei tavoli programmatici in Prefettura, per richiedere alle autorità un costante monitoraggio del Santuario. Sia il Sindaco di Foggia che il Prefetto hanno mostrato la loro disponibilità per il potenziamento delle pattuglie, soprattutto il sabato e la domenica. Speriamo che possano far sentire la loro presenza in modo sempre più strutturato.

D. Quali sono le sfide per il futuro del Santuario? Quale messaggio vuole mandare ai fedeli?
Ci auspichiamo un maggior senso civico per le persone che transitano in quest’area benedetta. Insieme alle autorità preposte e alle associazioni che se ne stanno occupando, dobbiamo salvaguardare l’ambiente e mantenere pulito il bosco, soprattutto durante i mesi estivi. E’ necessario combattere l’abusivismo dei venditori ambulanti, non dimenticando che a breve nascerà un grande centro commerciale nei pressi del Borgo. Dal punto di vista religioso, dobbiamo essere in grado di “sfruttare” questa occasione per avvicinare quante più persone ai precetti e ai sacramenti. Dobbiamo essere pronti ad accogliere i fedeli nelle occasioni più importanti anche se i tempi si fanno sempre più difficili. Il messaggio che voglio lanciare è lo stesso che più di mille anni fa la Madonna rivolse ai pastori, durante le apparizioni: “non abbiate paura!”. Anche tra mille difficoltà, chi resta forte ha già vinto. Non a caso abbiamo fatto scrivere questa frase in tutte le lingue, nei pressi della cripta.

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