Sensazionali, ma allo stesso tempo sconvolgenti. Le ultime indagini geomagnetiche effettuate sul sito archeologico di Herdonia (situato a pochi passi da Ordona) hanno rilevato che ci sarebbero ancora 25 ettari da scavare, un agglomerato di costruzioni di diverse stratigrafie di epoche differenti che meriterebbero studi e attenzioni per almeno altri quarant’anni (i 4 ettari emersi sono stati scavati in quarant’anni). Stante così le cose, dunque, se gli scavi dovessero riprendere domani, la generazione attuale potrebbe non vedere tutta la obscura città riemersa. Sensazionale sì, ma al contempo sconvolgente.


Sono queste le rilevanze scientifiche che sono state portate in rassegna durante il convegno che si è tenuto questa sera, 6 dicembre 2019, presso il Museo Civico “Herma” di Ordona, situato a pochi passi da quello che potrebbe essere uno dei più grandi siti archeologici d’Italia. Esatto, potrebbe, perché gli scavi sono fermi da circa 19 anni e gli ultimi studiosi che hanno effettuato delle campagne scientifiche si sono rincontrati ad Ordona forse in concomitanza ad una nuova stagione di interesse e di scoperta. In apertura del convegno, il sindaco Serafina Stella ha esposto le nuove opportunità rinvenienti dai fondi del CIS Capitanata, da cui il Comune ha ottenuto finanziamenti per una prima tranche di lavori per 1 milione di Euro e per un parcheggio a disposizione del futuro flusso turistico.

Il rappresentante della soprintendenza BAT e Foggia, Italo Muntoni, nel suo intervento durante il convegno dal titolo “Herdonia – Nuovi studi e ricerche”, ha però precisato che il contenzioso con la proprietà privata della parte emersa del sito non si è ancora esaurito (almeno dal punto di vista burocratico, con la consegna della notifica di esproprio e la liquidazione) e quindi i tempi potrebbero anche minacciare la progettualità già iniziata e finanziata. Occorre far presto per dare credito ad un macrocosmo di studi che non si è mai arrestato e che in ultimo, attraverso un progetto finanziato dalla Regione Puglia, ha coinvolto anche le scuole del territorio.

Nello specifico, la professoressa Nunzia Roccotelli dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Adriano Olivetti” ha ripercorso la progettualità avviata dagli studenti della scuola di Orta Nova. Un percorso di restauro su reperti dauni rinvenuti in zona Herdonia che erano negli archivi del museo di Foggia. Tale progetto ha dapprima provveduto al restauro, poi alla digitalizzazione in 3D dei reperti e poi alla creazione di uno storytelling per flussi turistici che verrebbero coinvolti tramite forme partecipative. Il progetto – dal titolo Herma Interactive – ha coinvolto circa 100 studenti, terreno fertile sui quali fondare il successo futuro del sito.

Ma il momento apicale di tutto il convegno è stata la presentazione relativa alle grandi rilevanze emerse dalle indagini geomagnetiche effettuate dal 30 settembre al 4 ottobre scorsi, sui quattro ettari della collina non ancora scavata che insiste sul sito archeologico. Tramite tecnologie all’avanguardia è stato possibile riprodurre un prospetto su scala di grigi che mostra tutta l’area dell’abitato di Herdonia, aggregando le varie epoche che andrebbero studiate ed isolate in maniera coerente, in fasi successive. Gli studi (effettuati da Giuliano De Felice, Pasquale Favia, Roberta Giuliani, Danilo Leone e Maria Turchiano, con il supporto tecnico di Laura Cerri) hanno fatto riemergere le ricostruzioni di un aggregato di vicoli, stradine, tramezzi, mura di cinta, fornaci e anche un tempio absidato che potrebbero essere il nucleo di partenza per altre sensazionali scoperte.

Poi c’è tutta la parte scientifica che non si è mai arrestata. Ne è testimonianza il XII volume monografico su Herdonia, pubblicato dal professor Pasquale Favia, che questa volta approfondisce l’epoca medioevale del sito. “Ordona XII” – presentato durante il convegno – è il racconto di una parte storica per molto tempo bistrattata, ma che Joseph Mertens ( l’archeologo belga che per primo ha scavato su Herdonia), già negli anni ’60 teneva bene presente. Ne ha parlato anche il professor Giuliano Volpe, ex rettore dell’UNIFG, e direttore degli scavi per molti anni, lasciando trasparire i suoi auspici per il futuro.

“Non è semplice mantener viva una ricerca interrotta sul campo da vent’anni – ha chiosato il professor Volpe – eppure ci sono studiosi che non hanno mai smesso di approfondire le varie epoche storiche di Herdonia. Quando nel 2000 chiudemmo gli scavi eravamo convinti che l’anno dopo saremmo tornati su un cantiere che aveva una rilevanza internazionale, invece per vari motivi non è stato così. Qui si sono formate generazioni di archeologici che oggi hanno cattedre in tutta Italia e nel mondo. Speriamo che presto possano ripartire gli scavi per consentire la fruizione del sito, magari aprendo un ingresso dal lato nord, consentendo così agli avventori di percorre la via Traiana come avveniva 2000 anni fa”.  

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