La realtà che si approssima alla più remota forma di distopia è un assist troppo gustoso da non cogliere per il mondo della creatività. Nel contesto c’è anche il teatro – e qualsivoglia forma artistica – che in tempi di chiusure dettate dal covid, è chiamato a reinventarsi per sopravvivere. Se in questo momento storico fatto di privazioni e mediazioni informatiche doveste ricevere una mail con un’offerta di lavoro, potrebbe essere l’occasione della vostra vita oppure semplicemente l’inizio di un viaggio senza precedenti dal nome “Reptilarium”.

Si tratta di una coinvolgente rappresentazione immersiva online proposta dalla produzione di Project xx1, un format decisamente innovativo che è a metà tra un’esperienza di gaming in prima persona e uno spettacolo teatrale interattivo. Il risultato è qualcosa di estremamente coinvolgente, che spezza i canoni della rappresentazione visiva e ti fa balzare sul divano, mentre vengono utilizzati quegli strumenti che fanno parte della nostra quotidianità, come internet, i social network e i cellulari.

Lo spettatore viene catapultato all’interno di un mondo immaginario che è un’isola felice (forse), all’interno della quale si muove una sorta di agenzia di escorting, dove tutti sono liberi dalla morsa del Coronavirus. Sullo sfondo un contesto in cui l’Italia è un paese militarizzato, sull’orlo di una nuova crisi politica (ehi, ma è la realtà!). Nella piattaforma informatica che ospita tutta la trama accadono avvenimenti misteriosi che l’utente dovrà dipanare assistendo a filmati, richieste di amicizia su Facebook e telefonate di attori che rendono tutto ancor più verosimile. Per lo svolgimento della sinossi sono fondamentali le risposte che da’ lo spettatore, ma altrettanto importante è la capacità di problem solving degli attori – interlocutori, bravi nel far seguire in tempo reale il filo, nonostante improvvisate ed inevitabili divagazioni sul tema. Ne conseguono all’incirca quattro ore di intrattenimento puro in cui la finzione scenica si mescola con i fatti di cronaca ai quali siamo tristemente abituati, con un interrogativo che alla fine rimane irrisolto: “Preferisci scegliere e consegnare il mondo al caos, oppure preferisci non scegliere ma sopravvivere?”. E’ l’interrogativo del momento, sul quale si scontrano quotidianamente negazionismi e dogmi scientifici, politica e qualunquismi, fatti e fake news.

Reptilarium – il riferimento ai rettili è tutt’altro che casuale – sfugge a tutte le definizioni tradizionali: non è solo una storia, non è solo un gioco, non è solo una performance, non è solo un mondo da esplorare. E’ una novità assoluta nell’intrattenimento poiché fonde i generi, creando uno spazio dialettico mai esistito e aperto a infinite possibilità. E’ un giallo che si tinge di noir, con sfumature di rosa. Per cercare di dare una definizione quanto più compiuta a questa nuova forma espressiva, abbiamo intervistato Anna Maria Avella, originaria di Orta Nova (FG), founder e performer di Project xx1, la compagnia di Roma che ha dato vita a “Reptilarium”. Segue l’intervista a cura di Francesco Gasbarro.


1) Domanda che può sembrare banale e scontata, ma in questo periodo storico non lo è affatto: come è nata questa formula espressiva innovativa? Mi spiego: nasce dall’esigenza che si è venuta a determinare a causa delle restrizioni del covid, oppure c’è una direzione specifica a prescindere dal contesto?

1) “Reptilarium” nasce durante i primi giorni del lockdown a marzo scorso, in cui in sei (Riccardo Brunetti, Silvia Ferrante, Sandra Albanese, Alessandro D’Ambrosi e Fabiana Reale), ci siamo riuniti quotidianamente per circa tre mesi su Zoom. Ci siamo subito rimboccati le maniche ed abbiamo cominciato ad inventare, architettare e sviluppare una nuova formula, necessariamente online, che potesse, però, restare fedele alla nostra arte: la creazione di esperienze immersive. Il teatro immersivo per il pubblico è la possibilità di scegliere, continuamente: scegliere di poter guardare ciò che accade da lontano, dai gradini di una scala, per esempio, o da vicinissimo, sottobraccio ad uno dei personaggi che, nel frattempo, porta con sé una valigia piena di soldi. Questo concetto parte da Londra e si diffonde principalmente nel Regno Unito e nei paesi anglofoni. La nostra fonte d’ispirazione maggiore è stato il lavoro dei londinesi Punchdrunk, una grande produzione finanziata da grossi nomi, come Sky ad esempio; ma lo stato dell’arte in UK è tutt’altra storia rispetto a quello italiano… nel nostro paese le cose funzionano diversamente. Dunque, a partire da quest’incontro rivelatosi folgorante (siamo tornati molte volte a Londra), nel 2015 abbiamo portato il teatro immersivo a Roma, per la prima volta in Italia. Negli anni successivi abbiamo prodotto vari spettacoli con formule diverse, sperimentando gradi differenti di interazione con il pubblico: dal free-roaming al teatro partecipativo, dalla performance dal vivo ed in cuffia fino all’esperienza immersiva online.

2) Quali feedback state avendo su Reptilarium? A me personalmente ha colpito il fatto che la distopia rappresentata si stia approssimando sempre di più alla realtà, o forse viceversa. La narrazione risulta molto realistica e per questo coinvolgente. Quali canali state seguendo per la promozione?

2) Sta piacendo molto. Gli audaci che vi accedono sono molto entusiasti dell’impianto, della libertà di interazione con la storia e con i personaggi, mentre vengono spiazzati dall’importante scelta finale. Li ho definiti audaci perché non è semplice fidarsi di qualcosa che non si conosce: non ci sono riferimenti già esistenti per “Reptilarium”, non è paragonabile a nient’altro disponibile sul mercato anche a livello internazionale: è una grande sfida anche solo presentarlo e spiegare cos’è. Abbiamo sviluppato diverse strategie di comunicazione (principalmente sui social media, radio e stampa), perché essendo fruibile soltanto online anche il passaparola non può generare facilmente l’effetto domino avuto in precedenza. Inoltre, essendo un’esperienza pensata per uno spettatore alla volta, ha una diffusione a rilascio lento. Per quanto riguarda il tuo prezioso feedback sull’esperienza vissuta, è sempre importante per noi vedere quello che l’occhio e il sentire di ognuno percepiscono come più rilevante. I motivi per cui uno spettatore si sente coinvolto sono sempre molto diversi. Questa è la peculiarità del teatro immersivo: ognuno ha la possibilità di ascoltare, leggere, vivere e capire ciò che vuole poiché è il teatro immersivo stesso che è costruito per accogliere una pluralità di punti di vista. E’ stato sconcertante anche per noi assistere in questi mesi all’avverarsi di alcune di quelle previsioni fittizie; speravamo di averle scongiurate relegandole ad un mondo immaginario… ma, purtroppo, non è stato così.

3) Domanda strettamente personale, visto che sei nata e cresciuta nel nostro territorio. Qual è stato il tuo percorso professionale? Come sei finita in project XX1? Quali obiettivi e/o auspici hai per il tuo futuro?

3) In realtà, le forme teatrali in cui il pubblico ha un ruolo attivo, sono sempre state al centro del mio interesse: ne ho sperimentate alcune anche nel nostro paese con l’associazione Noialtri e all’Harlem Music Club. Dopo la Laurea triennale in “Mediazione linguistica e comunicazione interculturale”, sono tornata a vivere ad Orta Nova, ma ho cominciato a viaggiare con i progetti europei del programma “Erasmus+” e il Servizio Civile. Dopo queste esperienze all’estero una mia cara amica mi segnalò il Master in Teatro Sociale e Drammaterapia alla Sapienza di Roma: mi ci sono iscritta. Mi sono trasferita a Roma nel settembre 2013 per iniziare un intenso percorso di formazione, di scoperte, sfide personali e di collaborazioni che ha portato alla fondazione nel 2017 di Project xx1. Essendo una delle co- fondatrici, al momento sono responsabile dell’amministrazione e dell’area formazione e, in base al progetto, performer, allestitrice, creatrice ed autrice. Nel 2019, per esempio, abbiamo lavorato su Attort’ uno spettacolo immersivo in cui lo spunto per la drammaturgia era principalmente autobiografico: il materiale video, presente all’interno dello spettacolo, è stato girato ad Orta Nova nella casa dei miei nonni materni e le protagoniste comunicavano tra di loro esclusivamente in dialetto ortese. È stata un’esperienza molto significativa per me, perché oltre ad aver affrontato un duro lavoro con la regia ed aver avuto una grande responsabilità in scena, ho dato voce all’intimo e controverso rapporto con le mie origini, la mia provenienza, le mie tradizioni. Questi elementi compongono una grande parte di me, ma spesso entrano in conflitto con la strada nuova che sto percorrendo. Mi sono appena iscritta all’università Ca’Foscari di Venezia per conseguire la laurea magistrale in “Linguistica Educativa” proprio perché ho il desiderio e la necessità di incastrare e coniugare la mia vocazione all’insegnamento (figlia e nipote delle generazioni di maestri e maestre Sinisi) con la metodologia ludica, creativa ed artistica del teatro immersivo. Mi sento molto fortunata perché, oltre ad avere una famiglia strepitosa che da Orta Nova continua a sostenermi e supportarmi, ne ho trovata un’altra a Roma con cui crescere e confrontarmi, divertendomi, sia sul piano personale che su quello professionale.


CONTATTI PER PROJECT XX1 / REPTILARIUM
Sito https://www.projectxx1.com/reptilarium
mail: contact@projectxx1.com
Facebook:https://www.facebook.com/projectxx1
you tube: https://www.youtube.com/channel/UC7eXVSbU1RsEGWmbLUGMEGQ
Intagram: https://www.instagram.com/projectxx1_roma/



NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO