Si è svolto sabato 19.11 un incontro promosso dall’Associazione Circolo Tavoliere Monti Dauni, nella sede di Foggia in via Podgora, 12 al quale sono stati invitati tutti i parlamentari eletti dai cittadini della Capitanata per la XIX Legislatura. “Ringraziamo tutti i parlamentari foggiani che hanno partecipato, di persona e non, all’iniziativa che si è posta l’obiettivo, nel rispetto dei ruoli e delle diverse visioni di parte, di porre in essere insieme una utile e proficua sinergia – afferma il referente Pasquale Cataneo – per far uscire la Città capoluogo e l’intera provincia foggiana dal ritardo di sviluppo che viene evidenziato anche dalla inadeguata qualità della vita e dei servizi per i cittadini e l’intero sistema produttivo. Ciò nel solco dell’azione di promozione territoriale di Foggia e dell’intera  Capitanata, sia sul versante culturale che in ambito politico, da sempre al centro dell’azione del Circolo foggiano.”

Pregevolmente tutti i parlamentari invitati hanno condiviso lo spirito dell’incontro. C’è chi ha potuto partecipare fisicamente come le senatrici Anna Maria Fallucchi e Gisella Naturale con i deputati Giandonato La Salandra e Giorgio Lovecchio, ma anche chi non è stato in grado di partecipare di persona ha fatto giungere, per le vie brevi, il suo apprezzamento. A tutti sarà inviata la documentazione relativa al tema trattato da Cataneo nella relazione introduttiva su “Autonomia Differenziata e P.N.R.R.” e integrata con interventi dai componenti del Direttivo. Tali argomenti sono affrontati sin dalla fase costitutiva dall’Associazione.

Nel corso dell’incontro sono state illustrate le dimensioni quantitative e qualitative dei divari procurati, ad esempio per l’aspettativa e la qualità della vita, con l’iniqua ripartizione dei fondi ordinari della spesa pubblica a Foggia, in Capitanata e, più in generale, nel Mezzogiorno e nelle Aree interne, rispetto ad altri ambiti territoriali del Nord e del Centro Italia. In buona sostanza con l’A.D. si cristallizzerebbe l’attuale disparità creata attraverso il meccanismo della cd. <spesa storica> e si aggraverebbe il divario in termini di reddito pro-capite e disoccupazione. Di seguito si elencano sinteticamente alcune puntuali riflessioni effettuate:
1. il dibattito sulla A.D., in attuazione dell’art. 116 co. 3 della Cost., non è nuovo presso il Parlamento italiano. Ha dato vita alla legge 42/2009 (federalismo fiscale) che, in base all’articolo 119 Cost., ha subordinato la concessione della A.D. all’attuazione di alcune pre-condizioni, ad oggi inattuate.A 13 anni dalla L. 42/2009 (cd. Calderoli) non sono stati ancora calcolati i Livelli essenziali di prestazione (Lep), cioè quell’insieme di prestazioni e servizi, riguardanti ambiti fondamentali della vita personale e collettiva, a cominciare da sanità, scuola, trasporti, che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Ciò è una violazione dei diritti di cittadinanza costituzionalmente protetti, perché crea sperequazione fra i territori e diritti diversamente attribuiti a seconda del luogo di nascita.

3 In mancanza dei Lep, la spesa pubblica dello Stato ha continuato a seguire il criterio della <spesa storica>, che, secondo i principali organi di certificazione e controllo (Conti pubblici territoriali, Sose, Ufficio parlamentare di bilancio), avvantaggia il Centro Nord rispetto al Mezzogiorno creando l’attuale livello di asimmetria tra i due territori di circa 60 miliardi annui sottratti al Meridione. E ciò va avanti da circa 20 anni. Infine è stato posto in rilievo che l’asimmetria sta avvenendo ANCHE con i Fondi straordinari del P.N.R.R. Infatti in Italia, in antitesi con gli obiettivi prioritari del Next Generation EU, i divari territoriali, di genere e generazionali anziché ridursi tra Mezzogiorno e resto del Paese stanno aumentando.
1. Un esempio concreto in questo ambito giunge dalla verifica delle risorse PNRR per ciascun residente nelle Città, dalle tabelle dello studio “Città e PNRR”, pubblicato a fine giugno scorso da G. Viesti, C. Chiapperini, E. Montenegro di UniBA, a Brescia risultano 2302 €/abitante contro i 102€ a Foggia, cioè 22 volte meno!
Nella parte conclusiva Cataneo ha sottolineato che far crescere il Mezzogiorno, a cominciare dalla definizione dei suoi diritti essenziali, non toglie nulla al Centro-Nord, ma lo avvantaggia anche con la cd. interdipendenza economica, come dimostrato dagli studi in merito di SRM/Prometeia e da Banca d’Italia. In tale ottica il Mezzogiorno è valore aggiunto per il resto del Paese, non una zavorra. Tale visione, in ottica euromediterranea, è confermata con l’attenzione dei global player per la portualità e logistica meridionale che può contribuire a far crescere il PIL. La UE l’ha compreso, l’Italia stenta a farlo. I Parlamentari presenti nei loro interventi, pur con alcune differenti modulazioni per i livelli e gli ambiti di intervento istituzionale, hanno tutti sottolineato la condivisione dell’approccio informativo e sinergico proposto e la disponibilità ad altri incontri monotematici per collaborare, attraverso una visione sistemica e integrata, all’indispensabile sviluppo socio-economico atto a ridurre/eliminare il gap territoriale esistente e contrastare efficacemente il depauperamento di risorse umane, sociali e culturali foggiane. 

comunicato stampa

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