L’anno nuovo è iniziato in modo piuttosto “ordinario”, almeno per me, con una consuetudine che mi accompagna da tempo. Accendo la tv e apro il super-vintage Televideo. Nella pagina delle notizie più importanti dall’Italia (101, per i non avvezzi) vi è un’informazione familiare che nel suo clamore rappresenta un tratto distintivo della nostra sub-cultura: “Presidente del Consiglio Comunale di Foggia spara dal balcone per festeggiare Capodanno, chieste le dimissioni”. Qui è finita tutta la poesia del momento, con Foggia ancora una volta alla ribalta delle cronache nazionali, ancora una volta ad inizio anno, ancora una volta facendoci una figura barbina.

LE ORIGINI DEL PECCATO. Il 2021 foggiano è iniziato con due video diventati virali sul web. Uno ritrae un baldanzoso cittadino dal collo taurino che, sparando in aria, augura buon anno a tutta la malavita di Foggia; l’altro mostra il figlio di Leonardo Iaccarino – massima carica dell’assise comunale foggiana – intento ad esplodere colpi in aria dal balcone, con una pistola giocattolo. Dopo il clamore suscitato da entrambi i video, lo Iaccarino chiede scusa a tutti, bollando il gesto del figlio come “una bravata da ragazzini”. Ma dopo qualche ora, coup de théâtre, spunta un’altra ripresa dove c’è lui stesso con il ferro in aria, una sguaiata frase destinata a rimanere negli echi dell’etere (“Questa non è una barzelletta”) e un discutibile movimento di bacino ad accompagnare i colpi a vuoto. La scena è servita, tam tam mediatico, opposizioni e maggioranza ne chiedono le dimissioni a distanza di pochi minuti dalla pubblicazione delle immagini.

PERCHE’ HA TOPPATO. Sia chiaro, Iaccarino è tutt’altro che un delinquente. Ha un lavoro onesto (per giunta pompiere, abile nello spegnere gli incendi…) e ha ricevuto un numero di preferenze che ne legittimano l’incarico, ma ha commesso degli errori irreparabili che difficilmente possono essere giustificati. In un momento storico in cui Foggia è lacerata dalla criminalità organizzata, ultima nelle classifiche di vivibilità, appare sconveniente mettersi a fare il verso alla malavita che i colpi li spara davvero, senza “barzellette” (ndr. Ipse dixit). Inoltre, lo Iacccarino ha mostrato anche una scarsa padronanza della comunicazione che oggi rappresenta la quasi totalità dell’operato politico. Poi le giustificazioni addotte a sua discolpa, a testimonianza che “un bel tacer non fu mai scritto”. “Ho sparato dal balcone per proteggere mio figlio e non farlo scendere in strada ad esplodere dei petardi” – dice il genitore che manifesta un concetto piuttosto texano di difesa personale.

MA ADESSO CHE SUCCEDE? Poi c’è la politica che nel tentativo di mordicchiare le carni dilaniate chiede la “decapitazione istituzionale” dello Iaccarino colto in fallo. E qui ancora una volta mostra la sua totale mancanza di argomentazioni e di serietà. Qualcuno ha trovato soltanto il momento giusto per emergere, qualcun altro per togliersi vecchi sassolini dalle scarpe, altri per mostrare ancora una volta di non averci capito nulla. Il risultato ultimo è che nessuna delle parti in causa sembra meritare la rappresentanza di una città capoluogo di Provincia. Perché – per quanto ne pensa il sottoscritto – Iaccarino ha commesso qualcosa di grave, qualcosa che non si addice alla politica e al ruolo educativo delle istituzioni, ma dopodiché lo stesso siede in consiglio perché legittimato dal voto popolare, rappresentando una fetta di persone che continueranno a sostenerlo. Anzi, adesso forse di più.

ORA SI GIRA LA FRITTATA. Lo ha capito anche Iaccarino ed ora non lo ferma più nessuno. Dopo la richiesta di un’assemblea di maggioranza per analizzare il fatto (domanda: se ne fanno per le questioni che riguardano la città?), l’amministrazione comunale ne ha chiesto le dimissioni. Dopo una prima disponibilità, ora lo Iaccarino ha intenzione di cavalcare il clamore, rimanendo aggrappato sia alla sedia di presidente del consiglio. E’ partito anche un hashtag #IoStoConIaccarino. Perché in Italia – a maggior ragione al sud – siamo fatti un po’ così. Lo scandalo è viatico del successo, l’eterna dannazione è quanto di più vicino al paradiso, in una formula rovesciata della geografica dantesca. E al netto di ciò, credete che le dimissioni di Iaccarino possano servire a qualcosa?

IL FUTURO DIPENDE DALLA POLITICA. Nonostante la fesseria commessa e le corbellerie pronunciate a sua discolpa, un punto è stato centrato dal pistolero presidente. Nel suo ultimo discorso ha fatto notare che le ragioni “etiche” non siano state sollevate in altre occasioni riguardanti lavori pubblici, concessioni, indagini penali, assunzioni e altre zone grigie adombratesi sulla politica foggiana. Di fatti su queste tristi abitudini locali, non c’è mai indignazione, non c’è mai alcuna notizia virale, non c’è una mosca che voli. E’ questa la vera barzelletta. Oggi sacrificare Iaccarino  – perché è giusto che si dimetta –  sarebbe come sventolare un feticcio in aria, per il piacere di alcuni feticisti che, rincasati, avrebbero comunque altre perversioni da soddisfare. Poi chi potrà salire a rivendicare il sacrificio sul tanto decantato altare dell’etica? Il gesto rimane grave, la subcultura mafiosa della città di Foggia è un altro aspetto da estirpare, ma credo che si debba combattere anche per le cose serie e non solo per le cavolate commesse sui balconi. In una metafora volutamente eufemistica che tanto mi ha fatto riflettere in queste ore: “Ucciso il santo, rimangono i suoi miracoli”.



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