È un cammeo incastonato nella Terra dei Laghi la mostra fotografica Popoli in Movimento di Francesco Malavolta, visitabile fino a domenica 1 ottobre sul lungolago di Lesina. Sono foto “necessarie”, che raccontano storie. “Le foto sono un regalo”, secondo Malavolta, che ha colto disperazione e speranza negli occhi di un’umanità in fuga, alla ricerca di una vita migliore. Ogni scatto è una testimonianza toccante. Il lago, con le sue sfumature, è la cornice ideale e concilia una doverosa e dolorosa riflessione che il fotoreporter vuole stimolare.

La mostra fotografica è stata inaugurata nell’ambito di Lacus, La Terra dei Laghi, progetto, brand ed evento promosso dai Comuni di Lesina, Cagnano Varano, Carpino e Ischitella. Migrazioni è il tema della seconda edizione, finanziata dalla Regione Puglia e dall’Ente Parco Nazionale del Gargano, con il contributo dei quattro comuni che hanno stipulato un accordo di cooperazione, in partenariato con il Club per l’UNESCO di Foggia e Confartigianato Imprese Foggia, e con il patrocino di EBN Italia.

Dopo i saluti del sindaco di Lesina, Primiano Di Mauro, e della project manager Ester Fracasso di Pugliaidea, Francesco Malavolta ha presentato la sua mostra e ha accompagnato i visitatori ripercorrendo i suoi viaggi.

Popoli in Movimento nasce dall’esigenza del racconto. Lo scopo principale è la narrazione umana delle persone costrette a scappare dalle loro case, proponendosi di anteporre le storie delle singole persone e scostandosi dalla continua considerazione dei rifugiati come numeri. Le foto in mostra sono state realizzate negli ultimi 12 anni nel Mar Mediterraneo, nel Mar Egeo, in Serbia, in Nord Macedonia, in Bosnia, in Italia, in Grecia, in Croazia, e arrivano a ritrarre le persone costrette a scappare dalla guerra in Ucraina in corso da febbraio 2022.

“L’incontro con la fotografia è stato casuale, è stata lei a scegliere me: un giorno è entrata a far parte della mia vita, trasformandosi in lavoro – racconta Francesco Malavolta – Anche il soggetto delle mie foto l’ho incontrato casualmente, quando in Puglia assistetti a uno sbarco di albanesi in fuga dalla dittatura. Fui attratto dalla moltitudine di persone che avevano lasciato tutto inseguendo un sogno di libertà: colsi la sfida di immortalare il movimento, dentro a un’immagine. Da allora i miei scatti testimoniano le migrazioni e il loro evolversi, concentrandosi sui loro protagonisti. Ogni scatto, un racconto. Ogni racconto, una storia. Ogni storia, un tentativo di salvare la peculiarità della Vita, ritratta sfuggendo alla logica spersonalizzante che presenta le migrazioni come ‘fenomeni idraulici’ e anonimi. La ‘mia fotografia’ è legata alla documentazione dei flussi migratori, via terra e via mare. L’umanità è da sempre in movimento, un movimento che assume tratti tanto più drammatici quanto più si cerca di ostacolarlo, ripiegando su paure e posizioni illogiche e anacronistiche. Il mio obiettivo è quindi rendere omaggio a un’umanità caparbia, che un passo alla volta guadagna centimetri di libertà”.

Francesco Malavolta è impegnato da oltre vent’anni a documentare i flussi migratori che interessano il nostro continente, gli ultimi segnati da un intensificarsi senza precedenti delle migrazioni. Ha viaggiato lungo i confini di un’Europa sempre più blindata e difficile da raggiungere, via terra o via mare. Da 12 anni collabora con la Comunità Europea, con varie agenzie di stampa internazionale come Associated Press, e con organizzazioni internazionali quali UNHCR e OIM.

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