Diffondiamo integralmente il comunicato stampa a firma dell’associazione politico-culturale L’Orta Nova che Vorrei sugli ultimi arresti eseguiti dai Carabinieri di Foggia sul territorio del Comune capofila dei Cinque Reali Siti.

Se è vero che la giustizia esiste, in questi giorni ne abbiamo assaporato un bel pezzo. La mattina del 15 gennaio, infatti, dieci indagati appartenenti ad un noto clan che, assieme ad un’altra importante ‘famiglia’, tiene sotto scacco Orta Nova e la rende tristemente nota a livello provinciale (e non solo), sono stati colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Foggia, perché ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, oltre che di detenzione illegale di armi e sostanze stupefacenti.

Determinante è stata la denuncia dei titolari di una farmacia agricola ortese che, minacciati di non incassare gli assegni con cui era stata pagata la merce venduta, hanno invece avuto il coraggio di alzare la testa e ribellarsi. Un gesto così forte, purtroppo isolato, non può e non deve passare inosservato. Vogliamo che arrivi loro la nostra ammirazione e il nostro sostegno, consapevoli delle difficoltà celate dietro questa importante scelta. Probabilmente, se vivessimo in un paese più sensibile alla denuncia di fatti criminosi, i veri protagonisti di questa vicenda, coloro che hanno detto “No!” al ricatto, alla violenza e alla paura che imbavaglia, si sarebbero sentiti meno soli ed esposti. Eppure, il loro passo è stato fondamentale, audace e degno di plauso.

Ci rattrista, però, vedere che le istituzioni territoriali abbiano dato scarsa importanza all’accaduto e abbiano riempito lo spazio politico e comunicativo con un silenzio assordante. Allora a nulla valgono le leggi che combattono la criminalità organizzata se dall’altra parte i principali attori istituzionali e politici non condividono certe battaglie. Alcuni in passato hanno parlato – e continuano tuttora a farlo – di emergenza criminalità, ma si può davvero ritenere che sia così? Forse avrebbe più senso parlare di una costante presenza criminale e di una cittadinanza che non vede segni di svolta da parte delle istituzioni, sempre più sorde ai richiami di quei cittadini che a questo sporco gioco non ci stanno. E il silenzio non fa altro che alimentare i traffici illeciti. Pensiamo che fare antimafia significhi scoprire il velo, parlare di mafia, reagire al ricatto e alla mentalità mafiosa e criminale; e chi, meglio di un’amministrazione comunale, può farlo? Si potrebbe partire dalle gare d’appalto, ad esempio, o finalmente dar vita ad iniziative culturali e sociali che possano creare coscienza di un fenomeno negativo che ci costa caro in termini umani, ambientali ed economici.

Ci auguriamo che qualcosa si muova. Nel frattempo, noi continueremo a seguire l’esempio dei tanti che pensano che la mafia sia una montagna di merda e vogliono gridarlo al mondo intero.

Comunicato Stampa L’Orta Nova Che Vorrei

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