Tra i 10 chiacchieratissimi “migranti” iscritti tra le fila di Sinistra Italiana ad Ordona, ci sono alcuni bulgari e rumeni (cittadini comunitari) e altri tunisini nati in Italia (e quindi cittadini italiani). Queste iscrizioni hanno alimentato dei dubbi sulla reale volontà dei sottoscrittori di prendere parte al progetto, tant’è che addirittura il congresso provinciale è stato sospeso.

Tra gli iscritti sospetti della sezione di Ordona, citata addirittura sui giornali nazionali, c’è anche Kaled Tlili assieme a sua sorella Hoda. Kaled, un giovane mediatore culturale perfettamente integrato nella piccola comunità dei Reali Siti. Nato da genitori tunisini in Italia, Kaled proprio non riesce a capacitarsi dell’atteggiamento di chiusura che ha incontrato di fronte alla sua richiesta di prendere parte ad un percorso politico, come prosecuzione naturale di quanto fa già nel campo del sociale.

“Le parole infamanti che sono state dette a riguardo della nostra adesione – spiega – mi hanno offeso e mi hanno fatto sentire una persona senza cervello, non in grado di decidere senza il suggerimento di qualcuno. La stessa condizione è stata condivisa con altri ragazzi stranieri che quotidianamente frequentano la sezione sindacale UIL e il signor Enzo Di Felice, sempre disponibile ad aiutarci. Sin dall’inizio abbiamo apprezzato l’idea di aderire a Sinistra Italiana provando a ricercare quella politica sensibile verso le seconde generazioni degli immigrati stranieri che oggi vivono in Italia. Ma questo passaggio a vuoto mi ha lasciato molto perplesso e adesso non so se prenderò ancora parte ad un altro percorso di questo tipo”.

Kaled racconta anche un altro particolare alquanto singolare. Dopo l’esposto sulle tessere gonfiate giunto alla commissione di Garanzia, qualcuno lo ha chiamato al telefono, tentando di coglierlo alla sprovvista e cercando di capire se fosse realmente a conoscenza di ciò a cui aveva aderito.  Una vera e propria indagine estesa a tappeto su altri neo militanti del partito, sempre afferenti alla corrente di Scotto e quindi di Sannicandro, Domenico Rizzi e Di Felice.

“Con una palese violazione della privacy – racconta – hanno chiamato soltanto quelle persone che si sono segnate con un cognome straniero. Questo è razzismo allo stato puro. La persona che mi ha chiamato ha iniziato a farmi domande su Sinistra Italiana e sulla mia scelta. Deludendo le sue aspettative sono riuscito a presentarmi con delle risposte a tono anche se non mi ha rivelato la sua identità. E’ stato davvero un comportamento di cattivo gusto che spiega quanto la politica abbia bisogno di migliorare ancora. Spero che queste divisioni si possano superare – conclude – ma non sono questi i tratti di un partito di sinistra”.

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