“Sarà la campagna elettorale più social di sempre” titola un articolo a firma di Marco Venturini, apparso di recente sul Fatto Quotidiano. Per diffusione e per consapevolezza degli utenti sarà inevitabilmente così, anche perché sono i numeri a corroborare questa tesi. Con 2 milioni di followers su Facebook è Matteo Salvini uno dei leader più seguiti, mentre l’acerrimo nemico Matteo Renzi fa segnare la metà dei like. E’ chiaro che però il dato degli internauti ammiccanti non possa essere valutato come indicativo del gradimento politico; quello, si sa, lo scoprirà soltanto dopo il 4 marzo.

La riforma elettorale e il divario incolmabile tra rappresentati e rappresentanti oggi impongono una maggiore vicinanza ai territori che può (forse) essere raggiunta anche attraverso lo strumento dei social. Ma sono le periferie dello Stivale, così come abbiamo raccontato più volte in questa rubrica, a pagare un enorme ritardo “digitale” se paragonate a ciò che viene dato per acquisito altrove. Utilizzando a livello esemplificativo la provincia di Foggia si nota come siano ben pochi i politici che, in tempi non sospetti, abbiano avuto l’intuizione di comprendere l’importanza dei nuovi strumenti di comunicazione politica.

Così come avviene per le sedi elettorali, adibite poco prima delle elezioni, anche i profili social dei politici si risvegliano soltanto all’indomani dell’ufficializzazione delle candidature. In Capitanata stanno circolando le foto dell’accettazione di Bordo, Mongiello e Lia Azzarone, da profili che poche volte avevano raccontato passaggi così importanti in precedenza. Lo stesso fermento social ha caratterizzato il profilo di Giannicola De Leonardis, il quale si è visto costretto ad essere più attivo, prima di scoprire di essere stato tagliato fuori. Il vicepresidente del Consiglio, Giandiego Gatta, invece, ha dovuto invitare i suoi sostenitori a lasciare un like sulla sua pagina perché i profili personali hanno raggiunto il massimo dei contatti possibili. Dunque i candidati si accorgono tardi di aver dimenticato la strategia comunicativa sui social e paradossalmente avviene lo stesso anche per i grillini, soprattutto perché la maggior parte di loro non ha mai avuto esperienze politiche precedenti. Ma non è per forza un punto a loro sfavore.

Abbiamo chiesto ad un autorevole manfredoniano, esperto del settore della comunicazione, di individuare gli errori capitali che i politici non devono commettere sui social. Gennaro Pesante, addetto stampa presso la Camera dei Deputati, giornalista professionista e ghost writer, ha appena pubblicato il suo nuovo libro “Lezioni di campagna elettorale” edito da Historica. Uno dei capitoli del vademecum è interamente dedicato al comportamento del candidato sui social network.

“L’errore più grossolano – spiega Pesante a questa testata – sarebbe quello di dare troppo spazio a questi strumenti, in quanto il Rosatellum, per come è strutturato, richiede un rapporto diretto con il territorio, soprattutto per i candidati inseriti nei collegi uninominali. Specchiarsi nel proprio profilo Facebook potrebbe risultare indisponente nei confronti dell’elettorato e quindi determinare una perdita di consenso”. Ma cosa cambierà in questa tornata elettorale? “Sicuramente, rispetto a cinque anni fa, gli strumenti di comunicazione della rete – continua Pesante – avranno più importanza, ma la campagna elettorale non può svolgersi solo lì. Tanti politici parlano del ritorno alla campagna ‘porta a porta’ e spesso non sanno neanche quello che dicono. Questo, in realtà, è un concetto molto serio che andrebbe recuperato, qualora vi fosse la reale volontà di ridare valore al concetto di rappresentanza parlamentare”.

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