Per il terzo numero di “Senza Rete”, in edicola tutti i martedì con il Quotidiano L’Attacco, abbiamo intervistato qualcuno che di rete se ne intende. Roberto Zarriello, giornalista, saggista e docente di comunicazione digitale e social media presso l’Università Telematica Pegaso è la persona giusta con la quale valutare l’utilizzo dei mezzi di comunicazione disintermediati nel territorio della provincia di Foggia. Coordinatore dell’area regioni di Tiscali.it e fondatore del progetto “Resto al sud” è uno dei massimi esperti di brand journalism e delle strategie di comunicazione social; ma è anche e soprattutto foggiano, nonostante il lavoro lo porti spesso a spostarsi in lungo e in largo per lo stivale.

 

Come valuti la comunicazione ‘social’ dei politici della provincia di Foggia?

Dal mio punto di vista, la valutazione non è affatto positiva. Ci sono molti aspetti che andrebbero migliorati a partire dall’autoreferenzialità con la quale alcuni politici di Capitanata si raccontano sui social network. Spesso presentano loro stessi senza aprirsi al dialogo, non capendo che questo sia uno dei tratti caratteristici dei new media. Non si tratta soltanto di un problema legato alla tecnica, ma piuttosto emerge quanto siano soprattutto i contenuti ad essere carenti e poco inseriti in una prospettiva di condivisione. I politici di Capitanata, ma più in generale quelli del sud Italia, dovrebbero capire che i loro profili sui social network non possono coincidere con i loro uffici stampa, soprattutto a livello di contenuti. Capita anche di vedere alcuni soggetti che parlano di loro in terza persona…

Sul nostro territorio di riferimento ci sono degli esempi virtuosi in questo senso?

Vazapp, ad esempio, funziona meritevolmente. L’hub rurale di aggregazione tra giovani agricoltori ha avuto successo perché ha saputo abbinare una buona capacità di story telling alle competenze tecniche nella produzione di contenuti. Si vede che gli animatori di Vazapp abbiano individuato una social media strategy, così come dovrebbero fare tutti oggigiorno. Penso ad esempio all’Università di Foggia che si interfaccia ad un pubblico giovane ma non sa ancora comunicare con i nuovi mezzi di diffusione. Guardandomi intorno vedo pochi altri esempi positivi, soprattutto nel campo delle imprese che pagano un ritardo forse ancora più grave di quello degli enti pubblici, dei politici e del mondo dell’associazionismo.

Che cosa manca per fare dei passi in avanti? Chi deve avere il compito di fare innovazione?

Mancano esperti nel settore, manca anche l’intelligenza nel saper delegare certi compiti a delle professionalità esperte e competenti. Troppo spesso si affida la cura dei social network al parente che ha maggior dimestichezza con il computer, tralasciando l’aspetto della programmazione e della cura dei contenuti. Chi si occupa di questo aspetto, oltre ad essere esperto di comunicazione, deve anche avere delle competenze digitali specifiche. Sono figure che spesso vengono banalizzate, ma che al giorno d’oggi assumono sempre più importanza. Per crescere ci vuole programmazione e serietà. A mio avviso sono le PMI (piccole e medie imprese) che dovrebbero segnare il solco per creare una cultura dell’innovazione. Spetta a loro individuare delle strategie che contemplino le tre “C”: creatività, contenuti e continuità. Senza questi presupposti fondamentali la presenza sui social network può risultare anche controproducente. Non bisogna introdursi sulla rete solo per dire di esserci, ma per avere un risultato migliorativo.

Il mondo dei social network è in continua evoluzione, quanto sappiamo intercettare le nuove tendenze? Da questo punto di vista siamo ancora all’anno zero.  I diversi social network si stanno caratterizzando per un uso specifico e per un preciso target da raggiungere. Ad esempio Facebook si caratterizza per una più semplice conversione verso lo sviluppo delle relazioni, ma una buona social media strategy non può prescindere da altre piattaforme come Twitter ed Instagram. Quest’ultimo sta diventando il canale prediletto dai millennials, mentre Twitter è per caratteristiche quello che più si addice alla comunicazione politica, ma nel territorio foggiano è ancora poco utilizzato. Il tema serio e più generale è quello che ci consente di dire che l’innovazione, in questo territorio, sia più dibattuta che vissuta. In linea generale manca una vera e propria cultura del progresso.