In questi ultimi giorni sta andando avanti un dibattito che sta coinvolgendo un po’ tutta l’opinione pubblica: Je suis Charlie o Je ne suis pas Charlie? E’ questa la domanda che molti si stanno ponendo dopo l’ultima vignetta prodotta da Charlie Hebdo, il noto giornale satirico, riguardante il terremoto che ha colpito i territori dell’Italia centrale. Una vignetta che ha causato lo sdegno e la rabbia di molte persone che hanno cominciato ad affermare che questa non è assolutamente satira. Allora la vera domanda che è emersa è stata: cos’è realmente la satira? Ha dei limiti?

La satira nasce esattamente nell’antica Grecia con il noto scrittore greco, Aristofane. Fu uno dei primi a porre in contraddizione, all’interno delle sue opere, temi a sfondo politico. Successivamente questo “genere” cominciò ad allargarsi, e ad inglobare e denunciare tutti quegli argomenti spinosi, di cui molti avevano paura a parlarne, che attanagliavano lo scenario politico e sociale di quel tempo. Scene di coprofagia, necrofilia, incesto, violenze sessuali, orge, ecc. accompagnavano molti spettacoli teatrali dell’epoca. L’obiettivo era esattamente colpire la sensibilità dell’opinione pubblica per provocare sdegno e anche riflessione. Non vi potevano essere dei limiti, in quanto se ci fossero stati si sarebbe andati a “snaturare” l’essenza del genere stesso. Non a caso molti scrittori e commediografi satirici erano destinati alla prigionia, le prime persecuzioni partiranno esattamente da qui.

Allora in virtù di questo: come mai tutti gli hashtag #jesuischarlie, nati per mostrare solidarietà al giornale dopo l’orrendo attacco terrorista da parte di terroristi islamici nei confronti della redazione,  improvvisamente sono cambiati in #jenesuispascharlie? Come mai dopo l’orrendo episodio del gennaio 2015, si scendeva tutti in piazza per difendere la libertà di satira e ora la si mette in discussione? Come mai alcuni volevano addirittura aprire il giornale qui in Italia, e ora lo si vuole chiudere anche in Francia? Sembra che la libertà di satira vigeva solo quando i graffianti fumetti toccavano la religione islamica; quando hanno toccato noi, ecco che è venuto fuori il nostro lato oscurantista.  La satira è satira, non esistono vie di mezzo. L’obiettivo principale è esattamente quello di smascherare l’ipocrisia che si cela dietro ogni fenomeno. In questo caso, diciamocelo chiaramente: era una tragedia che poteva essere evitata. I terremoti non si possono prevedere, ma se le case non venissero costruite con la pasta (ecco il senso della vignetta) ecco che si potrebbero evitare catastrofi. Come è accaduto al comune di Norcia: un paese distante 17 km dall’epicentro sismico che non ha subito un graffio grazie alla buona ricostruzione.

In conclusione: la satira è esattamente questa. In Italia, purtroppo, siamo stati abituati ad assistere a satire “soft” che non toccassero i veri problemi del nostro paese. Chi lo faceva, veniva puntualmente sbattuto fuori dalla tv o dai vari mezzi di informazione. Quindi si può condividerla o non condividerla, ma non la si può vietare.

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