“Per che cosa sono morti?”. Titola così l’importante approfondimento di oggi a pagina 7 de Il Messaggero. L’interrogativo è quello che si stanno ponendo le famiglie di circa 50 soldati italiani deceduti in Afghanistan nell’ultimo ventennio, a causa di azioni ostili avvenute nel territorio dove agivano – e sono tornati ad agire – i gruppi armati talebani. L’obiettivo dei militari italiani, insieme agli eserciti di tutte le altre forze alleate, era quello di proteggere i civili in una terra dilaniata dai conflitti, gli stessi conflitti che oggi, a distanza di un ventennio dal primo dispiegamento di forze, sembrano riaffiorare.

Infatti, la bandiera de talebani è tornata a sventolare sui palazzi del potere a Kabul e questo ha generato una serie di preoccupazioni in tutta la popolazione locale che ora teme un drammatico ritorno ad un regime di proibizioni e violenze. Le immagini dei civili che fuggono aggrappati ad un aereo, dopo la repentina ritirata delle forze armate USA, stanno facendo il giro del mondo e stanno suscitando reazioni in tutti i paesi del blocco occidentale. Per questo motivo, i parenti dei militari caduti, oggi trovano dell’imbarazzo nel dover spiegare a cosa sia valso il sacrificio dei loro cari.

Tra i volti a cornice del paginone de Il Messaggero vi è anche quello di Mario Frasca, il sovrintendente capo originario di Orta Nova (FG), caduto nell’adempimento del dovere, proprio durante la missione in Afghanistan, il 23 settembre 2011, insieme ai commilitoni Riccardo Bucci e Massimo Di Legge. Il fratello del caduto, Vincenzo Frasca (ndr. in foto), tra le altre cose fondatore di una ONLUS che raccoglie tutte le testimonianze dei caduti nelle azioni militari all’estero, all’indomani della nuova ascesa al potere dei talebani, ha diffuso un messaggio di profonda delusione, in ricordo del sacrificio del fratello.

“Quello che sta succedendo in Afghanistan mi fa tanto riflettere” – sottolinea Frasca, contattato da Il Megafono. “Ho perso un fratello in questa terra martoriata dal terrorismo, non ho avuto neanche il tempo di riabbracciare Mario. Oggi lo faccio con l’Associazione Mario Frasca in tantissimi comuni come monito per le future generazioni. 55 Caduti in Afghanistan fanno parte della lista immensa degli oltre 170 Caduti nelle Missioni Internazionali di pace all’estero che hanno perso la propria vita per la Patria. I media oggi ci fanno vedere quanto sia triste vivere in questi territori, dove ogni minuto potrebbe essere l’ultimo della tua vita”.

Il ricordo vola al fratello Mario, il cui sacrificio riecheggia tra le strade che gli sono state dedicate nel suo territorio. A maggior ragione oggi diventa fondamentale il compito della memoria, in quanto la recrudescenza delle violenze spiega meglio l’importanza del concetto di libertà. Ascoltando la preoccupazione delle donne, dei bambini e delle opposizioni politiche afghane sarà difficile che questi concetti possano continuare ad essere affermati, nonostante i proclami sul pluralismo. A prevalere sarà ancora una volta la paura.

“Oggi rivedo tanto Mario guardando queste immagini in TV, di quante volte magari ha avuto paura nella sua stanza ad Herat” – conclude Vincenzo Frasca. “Sei stato un soldato coraggioso, hai saputo affrontare quel territorio con determinazione, sono fiero di te! Carissimi sindaci di tutt’Italia, quando qualcuno vi chiederà di intitolare qualcosa alla memoria di un soldato o fare qualcosa che ricordi la memoria, accogliete la proposta. Vivere in quei territori non è facile. Il soldato obbedisce alle Istituzioni senza sapere se un giorno farà più rientro nella propria terra”.



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